L’ecografia del fegato è un esame non invasivo che utilizza gli ultrasuoni per studiare la struttura dell’organo e le principali strutture circostanti.
È spesso il primo esame strumentale richiesto in presenza di transaminasi alterate, gamma-GT alta, sospetta steatosi, dolore nella parte superiore dell’addome o reperti epatici già conosciuti.
Non utilizza radiazioni e può essere ripetuta quando clinicamente indicato.
Cosa permette di vedere
L’ecografia consente di valutare:
- dimensioni del fegato;
- forma e profilo;
- omogeneità del tessuto;
- presenza di steatosi;
- eventuali cisti o lesioni focali;
- principali vasi epatici;
- vena porta;
- dilatazione delle vie biliari;
- colecisti e calcoli;
- dimensioni della milza;
- eventuali segni indiretti di malattia epatica avanzata.
Le informazioni ottenute devono essere interpretate insieme agli esami del sangue e alla storia clinica.
Quando è indicata
Può essere utile in presenza di:
- transaminasi persistentemente elevate;
- gamma-GT o fosfatasi alcalina alte;
- steatosi già nota o sospetta;
- dolore o fastidio sotto le costole a destra;
- bilirubina diretta elevata;
- sospetta calcolosi della colecisti;
- follow-up di cisti o lesioni epatiche;
- sospetto di malattia epatica cronica;
- fattori metabolici come obesità e diabete.
Non tutte le alterazioni degli esami richiedono automaticamente un’ecografia. L’indicazione dipende dal quadro complessivo.
L’ecografia mostra la steatosi?
Sì. La steatosi può rendere il fegato più brillante rispetto al rene e modificare la visibilità dei vasi e delle strutture profonde.
Nel referto può essere descritta come lieve, moderata o severa.
L’ecografia può però non riconoscere una steatosi di grado lieve e la qualità dell’esame può essere influenzata dalla costituzione fisica e dal meteorismo intestinale.
Inoltre, la quantità di grasso non corrisponde necessariamente alla gravità della malattia.
L’ecografia vede la fibrosi?
L’ecografia tradizionale può mostrare alcuni segni di malattia epatica avanzata, come:
- superficie irregolare;
- alterazione della forma del fegato;
- tessuto disomogeneo;
- aumento della milza;
- modificazioni della vena porta;
- presenza di liquido addominale.
Non è però sufficientemente sensibile per escludere una fibrosi iniziale o intermedia.
Per una valutazione più specifica possono essere utilizzati FIB-4, FibroScan o altre tecniche elastografiche.
L’ecografia mostra se il fegato funziona bene?
Non direttamente.
L’ecografia studia soprattutto l’aspetto anatomico. La funzione del fegato viene valutata attraverso esami come:
- albumina;
- bilirubina;
- INR;
- quadro clinico complessivo.
Un fegato con aspetto ecografico normale può presentare alterazioni funzionali o infiammatorie; viceversa, un reperto ecografico può essere benigno e non compromettere la funzione.
Si vedono cisti, angiomi e noduli?
L’ecografia può individuare molte lesioni focali, ma non sempre è in grado di stabilirne con certezza la natura.
Una cisti semplice presenta generalmente caratteristiche tipiche e non richiede ulteriori accertamenti. Anche alcuni angiomi possono avere un aspetto caratteristico.
Quando una lesione non è chiaramente identificabile, può essere indicata un’ecografia con contrasto, una TC o una risonanza magnetica con mezzo di contrasto.
Approfondimento: [Cisti, angiomi e noduli del fegato: quando preoccuparsi]
L’ecografia controlla anche la colecisti?
Durante una valutazione epatobiliare possono essere esaminate anche:
- colecisti;
- presenza di calcoli;
- pareti della colecisti;
- coledoco;
- vie biliari intraepatiche.
La visibilità dipende dalla preparazione e dalle condizioni tecniche dell’esame.
Approfondimento: [Guida completa alle patologie della colecisti]
Come prepararsi
Generalmente è consigliato:
- presentarsi a digiuno da circa sei ore;
- evitare pasti abbondanti prima dell’esame;
- non masticare gomme;
- non fumare nelle ore immediatamente precedenti;
- assumere i farmaci abituali con poca acqua, salvo indicazioni differenti.
Il digiuno favorisce la distensione della colecisti e riduce il meteorismo intestinale.
I pazienti diabetici o con esigenze particolari devono concordare la preparazione con il medico.
Come si svolge
Il paziente viene generalmente esaminato in posizione supina. Possono essere richieste:
- inspirazioni profonde;
- brevi apnee;
- posizione sul fianco sinistro;
- posizione semiseduta o in piedi.
Queste manovre permettono di utilizzare differenti finestre ecografiche e osservare meglio le diverse porzioni del fegato.
L’esame è indolore e non richiede mezzo di contrasto nella sua forma tradizionale.
Quali sono i limiti?
La qualità può essere ridotta da:
- obesità;
- meteorismo intestinale;
- scarsa collaborazione respiratoria;
- posizione profonda del fegato;
- caratteristiche della lesione;
- qualità dell’apparecchiatura.
Il pancreas, in particolare, può essere visualizzato soltanto parzialmente a causa della presenza di aria nello stomaco e nell’intestino.
Ecografia, TC o risonanza: quale scegliere?
Dipende dalla domanda clinica.
L’ecografia è spesso il primo esame perché è semplice e non utilizza radiazioni. TC e risonanza vengono impiegate quando bisogna:
- caratterizzare una lesione;
- studiare dettagliatamente i vasi;
- approfondire un reperto dubbio;
- valutare le vie biliari;
- pianificare un trattamento.
Eseguire direttamente l’esame più complesso non è sempre necessario.
Domande frequenti
Posso bere acqua prima dell’ecografia?
In genere è possibile bere poca acqua e assumere la terapia abituale, salvo istruzioni diverse.
L’ecografia è dolorosa?
No. Può essere avvertita una lieve pressione della sonda sull’addome.
Utilizza radiazioni?
No. Utilizza ultrasuoni.
Un’ecografia normale esclude qualsiasi malattia?
No. Non esclude tutte le cause di esami alterati, la fibrosi iniziale o alcune lesioni molto piccole.
Ogni quanto bisogna ripeterla?
La frequenza dipende dal motivo del controllo. Non esiste un intervallo uguale per tutti.
Prenotare una visita con ecografia epatica
L’ecografia acquista maggiore valore quando viene integrata con la visita e con l’interpretazione degli esami del sangue. Questo permette di collegare il reperto ecografico alla situazione clinica e stabilire se siano necessari altri approfondimenti.
