Quando gli esami del sangue mostrano transaminasi alte, una delle prime domande è: cosa posso mangiare per farle scendere?
Non esiste un singolo alimento capace di normalizzare AST e ALT. Le transaminasi possono aumentare per cause molto diverse, come steatosi epatica, consumo di alcol, farmaci, integratori, epatiti virali, malattie autoimmuni, problemi delle vie biliari o persino un’intensa attività muscolare.
L’alimentazione può essere molto utile soprattutto quando l’aumento delle transaminasi è legato a fegato grasso, sovrappeso, diabete, insulino-resistenza o alterazioni di colesterolo e trigliceridi. Negli altri casi, invece, è necessario identificare e trattare la causa specifica.
Approfondimento: [steatosi epatica]
Cosa sono le transaminasi?
Le transaminasi sono enzimi presenti nelle cellule:
- ALT o GPT, maggiormente specifica per il fegato;
- AST o GOT, presente anche nei muscoli, nel cuore e in altri tessuti.
Quando le cellule epatiche sono infiammate o danneggiate, AST e ALT possono aumentare nel sangue. Il loro valore, tuttavia, non misura direttamente la capacità del fegato di funzionare e non consente, da solo, di stabilire la causa dell’alterazione.
Per interpretare correttamente le transaminasi bisogna considerare anche bilirubina, gamma-GT, fosfatasi alcalina, albumina, INR, emocromo e piastrine, oltre alla storia clinica del paziente.
Transaminasi alte: cosa mangiare?
In assenza di indicazioni specifiche legate alla causa, il modello alimentare generalmente più adatto è quello mediterraneo. L’obiettivo non è seguire una dieta punitiva, ma ridurre gli alimenti che favoriscono accumulo di grasso nel fegato, aumento di peso e alterazioni metaboliche.
Verdure
Le verdure possono essere consumate quotidianamente, variandone il più possibile tipologia e colore. Sono ricche di fibre, vitamine e sostanze antiossidanti e contribuiscono a migliorare il senso di sazietà.
Si possono scegliere, per esempio:
- zucchine;
- melanzane;
- broccoli e cavolfiori;
- spinaci, bietole e cicoria;
- carciofi;
- pomodori;
- peperoni;
- finocchi;
- carote;
- insalata.
Non è necessario cercare una particolare verdura “depurativa”: conta soprattutto la regolarità del consumo e il metodo di preparazione.
Frutta, senza eccedere
La frutta può far parte di un’alimentazione equilibrata, generalmente in due porzioni al giorno. È preferibile consumarla intera invece che sotto forma di succo o centrifugato, perché le fibre rallentano l’assorbimento degli zuccheri.
In presenza di diabete, trigliceridi elevati o steatosi importante, quantità e tipologia devono essere adattate alle condizioni del paziente.
Legumi
Ceci, lenticchie, fagioli e piselli forniscono fibre e proteine vegetali. Possono sostituire parte della carne e aiutare a ridurre il consumo di grassi saturi.
È possibile abbinarli a una quantità moderata di cereali integrali, evitando di considerarli soltanto un contorno all’interno di un pasto già molto abbondante.
Cereali integrali
Sono preferibili pane, pasta, riso e altri cereali integrali rispetto alle versioni raffinate. Le fibre contribuiscono a controllare glicemia, appetito e peso corporeo.
Anche gli alimenti integrali, però, devono essere consumati in porzioni adeguate: mangiare quantità eccessive di pasta o pane integrale può comunque determinare un eccesso calorico.
Pesce
Il pesce rappresenta una buona fonte di proteine. Può essere consumato più volte alla settimana, alternando pesce azzurro, salmone, merluzzo, orata, spigola e altre varietà.
Sono preferibili cotture al forno, al vapore, alla griglia o in padella con poco condimento, limitando fritture e preparazioni molto elaborate.
Olio extravergine di oliva
L’olio extravergine di oliva è il condimento da preferire, ma deve essere utilizzato con moderazione perché è molto calorico. È consigliabile dosarlo con il cucchiaio anziché versarlo direttamente dalla bottiglia.
Frutta secca
Noci, mandorle e nocciole possono essere consumate in piccole quantità, preferibilmente non salate. Sono alimenti nutrienti ma calorici, quindi non devono essere aggiunti senza controllo a una dieta già abbondante.
Carne bianca, uova e latticini
Pollo, tacchino, uova e latticini possono rientrare nell’alimentazione, scegliendo preparazioni semplici e, nel caso dei formaggi, controllando frequenza e quantità.
I formaggi stagionati sono ricchi di grassi e sale e non dovrebbero essere utilizzati quotidianamente come sostituti della carne o del pesce.
Quali alimenti evitare con le transaminasi alte?
Più che eliminare indiscriminatamente molti cibi, bisogna ridurre ciò che favorisce l’accumulo di grasso nel fegato e il peggioramento del profilo metabolico.
Bevande alcoliche
In presenza di transaminasi alte è prudente evitare alcolici almeno fino a quando non sia stata chiarita la causa dell’alterazione.
Vino, birra, amari e superalcolici non sono prodotti necessari alla salute e non esiste una bevanda alcolica capace di “proteggere” il fegato. Anche un consumo apparentemente moderato può contribuire al danno epatico, soprattutto in presenza di steatosi, sovrappeso o altre patologie del fegato.
Bevande zuccherate
Bibite gassate, tè confezionati, bevande energetiche, succhi di frutta e altre bevande zuccherate apportano rapidamente grandi quantità di zuccheri e possono favorire steatosi e aumento dei trigliceridi.
Anche i succhi definiti “senza zuccheri aggiunti” contengono gli zuccheri naturalmente presenti nella frutta e non equivalgono al frutto intero.
Dolci e zuccheri semplici
È opportuno limitare:
- merendine;
- biscotti;
- torte;
- creme spalmabili;
- caramelle;
- gelati;
- cereali da colazione zuccherati;
- snack dolci;
- zucchero aggiunto a caffè e bevande.
Non è necessario vietarli per sempre, ma devono rappresentare un consumo occasionale e non quotidiano.
Fritti e cibi molto grassi
Fritture, fast food, patatine, salse, prodotti da forno industriali e piatti molto elaborati possono aumentare l’apporto calorico e di grassi saturi.
La cottura al forno non rende automaticamente salutare un alimento: anche prodotti “cotti al forno” possono contenere molto olio, sale o grassi.
Salumi, insaccati e carni lavorate
Salame, salsicce, wurstel, pancetta e altri prodotti lavorati dovrebbero essere limitati. È consigliabile ridurre anche il consumo frequente di carne rossa, privilegiando pesce, legumi e carni bianche.
Grandi quantità di pane, pasta, pizza e riso
Pasta e pane non devono necessariamente essere eliminati. Il problema è spesso rappresentato dalle porzioni eccessive, dagli abbinamenti e dai condimenti.
Un pasto composto da pizza, patatine, dolce e bevanda zuccherata determina un carico calorico e metabolico molto diverso rispetto a una porzione moderata di pasta con verdure e olio extravergine di oliva.
Integratori e prodotti “detox”
Tisane, prodotti dimagranti, estratti vegetali e integratori per “depurare il fegato” non devono essere considerati innocui solo perché naturali.
Alcuni integratori possono provocare un danno epatico o interferire con i farmaci. In presenza di transaminasi alte è importante comunicare al medico tutti i prodotti assunti e non iniziare trattamenti fai da te.
Il caffè fa male al fegato?
Nella maggior parte delle persone il caffè non deve essere eliminato. Diversi studi hanno associato un consumo moderato di caffè, preferibilmente senza zucchero, a effetti favorevoli sulla salute epatica.
Non rappresenta però una terapia e il consumo deve essere adattato in presenza di reflusso, insonnia, palpitazioni, ipertensione non controllata o altre controindicazioni.
Serve una dieta depurativa?
No. Il fegato non viene “ripulito” con digiuni, succhi, tisane o diete drastiche. Regimi molto restrittivi possono essere inutili, difficili da mantenere e, in alcuni casi, controproducenti.
Se è presente sovrappeso, una perdita di peso graduale può migliorare la steatosi e contribuire alla riduzione delle transaminasi. Il dimagrimento deve essere ottenuto attraverso un’alimentazione sostenibile e attività fisica regolare, evitando cali di peso troppo rapidi.
Approfondimento: [come si cura la steatosi epatica]
Esempio di giornata alimentare
Un possibile schema generale può essere:
Colazione: yogurt bianco non zuccherato con fiocchi d’avena e una piccola quantità di frutta secca, oppure pane integrale con una fonte proteica.
Pranzo: pasta integrale con verdure e legumi, oppure riso con pesce e verdure.
Cena: pesce, carne bianca, uova o legumi con verdure e una porzione moderata di pane integrale.
Spuntini: frutta fresca, yogurt non zuccherato o una piccola quantità di frutta secca.
Si tratta soltanto di un esempio generale. Quantità e composizione dei pasti devono essere adattate a peso, attività fisica, diabete, colesterolo, trigliceridi e altre condizioni cliniche.
Dopo quanto tempo possono diminuire le transaminasi?
I tempi dipendono dalla causa. Se l’aumento è dovuto a steatosi e abitudini alimentari scorrette, il miglioramento può comparire dopo alcune settimane o mesi di cambiamenti costanti.
Se deriva da farmaci, epatiti virali, patologie autoimmuni o problemi delle vie biliari, la sola dieta non è sufficiente. È quindi sbagliato rimandare gli accertamenti aspettando che i valori scendano semplicemente mangiando meglio.
Quali controlli possono essere necessari?
In presenza di transaminasi alte il medico può richiedere:
- ripetizione di AST e ALT;
- bilirubina totale e frazionata;
- gamma-GT e fosfatasi alcalina;
- emocromo e piastrine;
- albumina e INR;
- glicemia, emoglobina glicata e profilo lipidico;
- markers per le epatiti virali;
- esami autoimmunitari e metabolici, quando indicati;
- ecografia del fegato e delle vie biliari;
- calcolo di indici non invasivi, come il FIB-4, nei pazienti appropriati.
Gli accertamenti devono essere scelti sulla base dell’età, della storia clinica, dei farmaci assunti e dell’entità dell’alterazione.
Approfondimento: [ecografia del fegato, quando è utile?]
Quando rivolgersi rapidamente al medico?
È consigliabile richiedere una valutazione tempestiva se le transaminasi alte sono associate a:
- colorazione gialla degli occhi o della pelle;
- urine scure;
- feci persistentemente chiare;
- dolore addominale intenso;
- febbre associata a dolore o ittero;
- vomito persistente;
- sonnolenza o confusione;
- sanguinamenti o comparsa frequente di lividi;
- rapido peggioramento degli esami.
Domande frequenti
Qual è l’alimento migliore per abbassare le transaminasi?
Non esiste un alimento specifico. È più utile seguire complessivamente un’alimentazione mediterranea, controllare il peso ed eliminare le bevande alcoliche mentre si individua la causa dell’alterazione.
Con le transaminasi alte si può mangiare la pasta?
Sì. La pasta non deve essere necessariamente eliminata, ma è importante controllare la porzione e preferire condimenti semplici, verdure e legumi.
Si possono mangiare le uova?
In genere sì. Le uova non sono vietate in presenza di transaminasi alte e possono rientrare in un’alimentazione equilibrata, salvo specifiche indicazioni mediche.
Il limone abbassa le transaminasi?
No. Il limone può far parte della dieta, ma non depura il fegato e non rappresenta una terapia per le transaminasi alte.
Bere molta acqua fa scendere le transaminasi?
Una corretta idratazione è importante per la salute generale, ma bere più acqua del necessario non risolve l’infiammazione epatica e non sostituisce gli accertamenti.
Le transaminasi alte dipendono sempre dall’alimentazione?
No. Possono essere causate da farmaci, integratori, infezioni virali, malattie autoimmuni, disturbi biliari, consumo di alcol, attività muscolare intensa e numerose altre condizioni.
L’alimentazione è importante, ma prima bisogna conoscere la causa
Mangiare meglio può contribuire in modo significativo alla salute del fegato, soprattutto in presenza di steatosi e alterazioni metaboliche. Tuttavia, la dieta non deve sostituire la diagnosi.
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Una valutazione specialistica permette di interpretare correttamente gli esami, individuare la causa dell’aumento delle transaminasi e stabilire se siano necessari ulteriori accertamenti, un controllo nel tempo o un trattamento specifico.
